Il conto di Renzi lo devono pagare i suoi amici: i padroni, i ricchi e i corrotti!
Puntualmente è arrivato il conto lasciato in sospeso da Renzi per farsi bello con le false promesse e le clientele pre-referendum.
A settembre Junker e Renzi si erano messi d’accordo in gran segreto ai danni del popolo italiano per un margine di flessibilità farlocco, che serviva a non far bocciare la manovra finanziaria renziana a pochi giorni dal voto.
Ma ora la Commissione europea è tornata alla carica: nonostante il terremoto, il governo italiano dovrà varare una manovra di 3,4 mld di euro (in aggiunta alla manovra da 27 mld da poco varata) per riportare il deficit al 2,4% del PIL.
Senza dubbio il governo italiano obbedirà al diktat della UE, perchè con le elezioni che si avvicinano teme la procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che determina un lungo commissariamento sulle minime scelte di politica economica.
Quella che Gentiloni e Padoan si apprestano a varare è dunque l’ennesima mazzata di tagli alla spesa pubblica e sociale, di tasse antipopolari, che vanno a sommarsi a quelli già effettuati negli anni passati che hanno devastato la sanità, la scuola e i trasporti pubblici, ridotto le pensioni, messo sul lastrico gli enti locali, rendendo la vita insopportabile per milioni di lavoratori alle prese con i problemi economici.
Politicamente è una vendetta delle classi dominanti contro i lavoratori e i giovani che con il NO al referendum del 4 dicembre hanno respnto le loro politiche antidemocratiche e antisociali, sconfiggendo il piano reazionario di Renzi.
Ma la politica di austerità continua a tutto spiano nonostante le balle che il governo renziano bis spaccia quotidianamente.
Tra le sue conseguenze vi sarà l’ulteriore estensione della povertà che già colpisce 10 milioni di persone, fra cui sempre più operai e lavoratori degli strati inferiori, giovani, le ampie masse del Meridione.
E mentre con una mano si toglie a chi ha poco o nulla, con l’altra si mettono a disposizione delle banche decine di miliardi per salvare i loro profitti, si aumentano le spese militari.
Basta passività, alziamoci in piedi, rompiamo gli argini creati dai riformisti, non diamo retta alle chiacchiere dei populisti che si fanno pubblicità per fare la stessa politica dei borghesi. Diamo battaglia nelle fabbriche e nelle piazze!
Dobbiamo opporci frontalmente al governo Gentiloni mobilitandoci uniti per i nostri interessi di classe.
Dobbiamo impedire con la lotta il varo dell’ennesima manovra economica antipopolare.
Il conto di Renzi lo devono pagare i suoi amici: i padroni, i ricchi, i parassiti, i corrotti!
E’ ora di finirla con la politica di austerità e di regressione sociale, col neoliberismo!
Per favorire un’uscita rivoluzionaria dalla crisi del capitale, per risolvere i gravi problemi degli operai e delle masse dobbiamo rivendicare misure chiare e incisive.
Rivendichiamo il disconoscimento e non pagamento del debito pubblico creato dalla borghesia e posseduto da banche, assicurazioni, istituzioni finanziarie; l’abolizione del Fiscal compact e del pareggio di bilancio che ci portano alla rovina.
Ci vuole il blocco e sequestro dei capitali e dei beni dei borghesi e delle società che esportano capitali all’estero o li depositano nei conti off-shore, l’esproprio delle proprietà dei corrotti, dei ladri, dei mafiosi.
Ci vuole l’abolizione del segreto bancario e commerciale, il divieto della speculazione e della intermediazione finanziaria e parassitaria.
Ci vuole l’uscita dalla UE, dall’euro e dalla NATO!
Bisogna colpire duramente l’evasione e le frodi fiscali e contributive.
Esigiamo la tassazione fortemente progressiva (80% sopra i 500 mila euro annui) su profitti, rendite, interessi, redditi. L’introduzione di tasse e imposte che colpiscano le gradi imprese, i grandi patrimoni, le transazioni finanziarie e i consumi di lusso. La confisca dei capitali e delle proprietà dei grandi evasori e frodatori, dei mafiosi, dei ladri e dei corrotti. La proibizione di derivati finanziari e fondi speculativi.
Esigiamo l’abolizione di tutti i privilegi, fiscali e non, degli stipendi, dei vitalizi, delle rendite e delle pensioni d'oro di manager, parlamentari, amministratori e preti, il divieto di cumulo.
Nessun finanziamento ai monopoli capitalistici, alle banche, al Vaticano e agli enti religiosi di qualsiasi confessione, alle scuole e alla sanità privata. Abolizione dell’8x1000 e di tutti i privilegi di cui godono Vaticano e clero.
Esigiamo l’abolizione dello scudo fiscale e dell’Iva sui generi di prima necessità, maggiori detrazioni e la netta diminuzione delle tasse per lavoratori dipendenti, pensionati poveri, parasubordinati.
E’ ora di cancellare tutte le odiose esazioni Equitalia ai lavoratori sfruttati, di ridurre tasse e accise, specie sui carburanti, di dare agevolazioni per piccoli contadini, allevatori, artigiani, pescatori, piccoli esercenti, piccola edilizia.
L’aiuto e la protezione sociale devono andare alle persone più colpite dalla crisi, ai poveri e alle loro famiglie, ai terremotati!
Diamo impulso e partecipiamo manifestazioni e scioperi contro la politica antioperaia e antipopolare del capitalismo. Una politica di furfanti e di rapinatori, diretta a scaricare sulle spalle dei lavoratori tutte le conseguenze della crisi e del debito pubblico creato per sovvenzionare l’oligarchia finanziaria; ad accentuare lo sfruttamento bestiale degli operai occupati, a tagliare i servizi sociali; ad aumentare le tasse, a far marcire nella miseria grandi masse di giovani e di donne degli strati popolari.
Contro questa politica infame serve l’unità di lotta proletaria, l’organizzazione di classe e di massa, diretta da un vero Partito indipendente e rivoluzionario del proletariato per dare l’assalto al potere borghese, instaurare la dittatura del proletariato e costruire il socialismo.
Questa è la sola via di uscita dagli orrori del capitalismo moribondo.
Da Scintilla n. 77, febbraio 2017
Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia